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L’isola in movimento. Intervista a Alberto Vaquer, RitecoIT

28 Mag 2014

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Quali sono a suo avviso le prospettive evolutive del mercato della progettazione e dei lavori pubblici in Sardegna? Su quali fattori si può innescare la ripresa economica e il rilancio dell’edilizia e di conseguenza del settore della progettazione?

I problemi maggiori che vediamo nel nostro settore, che è quello della pianificazione territoriale, della programmazione e della progettazione, sono due: in primo luogo è cambiata profondamente la struttura del mercato e tutto si è ridimensionato: la mia azienda aveva 30 dipendenti negli anni 90, adesso è molto più conveniente che io lavori da solo con molti collaboratori esterni, i quali vengono attivati sui singoli progetti. In secondo luogo, le aziende sarde che operano nel settore sono sottocapitalizzate e hanno una fragilità strutturale che impedisce loro di crescere e consolidarsi.

Quali sono a suo avviso le maggiori criticità nel processo di gara?

Proprio a causa del citato problema della sottocapitalizzazione, le aziende sarde non sono attrezzate per affrontare gare grandi, mentre le stazioni appaltanti, dal canto loro, fanno fatica a suddividere le gare in lotti e preferiscono fare interventi di una certa dimensione.

Oltre a questo problema di tipo strutturale, vi sono alcune questioni specifiche che dovrebbero essere affrontate:

1) la questione dei ribassi: nel nostro settore vediamo ribassi anche del 70-80% e questa situazione non è più sostenibile;

2) la concorrenza, soprattutto nel settore della pianificazione territoriale e urbana, di soggetti pubblici, come le Università, che concorrono alle gare avendo un sistema di costi più contenuto del privato e che dunque sono agevolate nella conduzione e svolgimento del lavoro;

3) la difficoltà a fare sistema e a partecipare a gare in partenariato: le imprese fanno fatica a costruire progetti di rete e a formare partenariati, poiché essi richiedono tempo ed energie e oggi le imprese non hanno il “fiato” per uscire dall’emergenza quotidiana e pensare in termini strategici.

Quest’ultimo problema impedisce alle imprese di fare il salto di qualità e di affrontare il mercato non solo del continente ma anche quello internazionale, che è sicuramente ricco di opportunità e risorse.

Sempre restando sul tema della partecipazione alle gare, noi abbiamo avuto un’esperienza assai positiva con il MEPA, dove siamo presenti grazie ai nostri prodotti software. Si tratta di uno strumento utile, che va conosciuto e apprezzato per le opportunità che crea. Lavoriamo anche con Sardegna CAT,  dove è possibile partecipare anche a gare di progettazione, e questo ci sembra molto positivo.

Quali sono a suo avviso le maggiori criticità in fase di gestione del contratto?

In fase di gestione del contratto le problematiche maggiori sono:

1) i tempi di pagamento della PA: oggi un professionista perde metà del suo tempo a rincorrere le amministrazioni sui pagamenti e sono tante le aziende che hanno chiuso a causa dei debiti maturati con le amministrazioni:

2) la contrazione del finanziamento bancario: le banche oggi non fanno più credito alle imprese e le aziende di fascia media sono abbandonate a sé stesse.

Una questione che ha creato non pochi problemi alle imprese riguarda il DURC: oggi chi non è in regola con i contributi non può più lavorare ed è capitato che si blocchino i SAL per irregolarità di poco conto (anche di 5 euro!): per questo occorre passare da un approccio punitivo verso l’impresa ad un approccio collaborativo.

Come valuta la fase di progettazione? Gli Enti hanno al proprio interno le competenze per progettare in modo efficace?

In genere gli Enti tendono a tenere la progettazione al proprio interno e in alcuni casi lo fanno egregiamente, con grande competenze. In altri casi, quando occorre affrontare questioni particolarmente tecniche l’affidamento all’esterno è inevitabile (basti pensare alla VIA/VAS e ai monitoraggi complessi).
L’unica strada che io vedo per riuscire a restare sul mercato è proprio quella di puntare sulla competenza specialistica e sull’innovazione: bisogna lavorare su settori ad alta incorporazione di tecnologia, nei quali la progettazione è affiancata ad elementi tecnici che creano valore aggiunto. Noi, ad esempio, lavoriamo molto con il software e le tecnologie e portiamo il progetto direttamente sul web, attraverso l’utilizzo di prodotti open source che consentono di dematerializzare la fase di progettazione fin dall’inizio. Questo ci consente di fornire alla PA soluzioni avanzate, non standardizzate  e soprattutto di instaurare un legame con la stazione appaltante che non è di tipo spot ma è duraturo e di lungo periodo.

Quali sono i fabbisogni delle imprese del settore? In che modo un servizio come quello dello Sportello Appalti Imprese potrebbe aiutarvi ad esser più competitivi sul mercato?

Le imprese hanno bisogno di aiuto su due aspetti:

•  imparare a  fare sistema: così come le stazioni appaltanti si stanno sempre più aggregando per rispondere alle esigenze di razionalizzazione, nello stesso modo, le imprese dovrebbero dar vita ad un “centro di competenza sugli appalti” per imparare a  rispondere alle sfide del mercato pubblico mettendosi in rete tra di loro e collaborando in modo sistematico;

•  la formazione: il mercato è diventando così complesso e la specializzazione richiesta così elevata, che la formazione e l’aggiornamento sono fondamentali.

In alcune aree della Sardegna vi è un bisogno urgente di intervenire per erogare servizi di accompagnamento, supporto e networking sui problemi specifici della filiera e lo Sportello Appalti potrebbe intervenire su questo fronte.

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